Archivi categoria: Geologia

Numero 3 Fossils & Minerals Review

Lapides et Index                                                                                                    Romano Guerra & Carlo Sarti

Ammoniti del genere Catriceras, temi attuali e prospettive   Venturi Federico

Gli Orsi Fossili della Caverna di Monte Cucco (Costacciaro – Perugia)
Romano Guerra

I Minerali di San Venanzo (Tr)
Fringuelli Lucio, Famiani Federico, Bortolozzi Giorgio

Novità dal Carbonifero delle Ardenne
Didier Lelubre

 

FM3WEBITA

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Polino e la Kamafugite

La Regione Umbria è caratterizzata dalla presenza di piccoli centri magmatici di modeste dimensioni fra i quali il più grande è il complesso di San Venanzo (Tr). Anche se gli altri sono di più piccole dimensioni sono molto interessanti dal punto di vista composizionale e per la loro particolare origine e rarità. Molto interessante è l’affioramento di Kamafugite di Polino.

In prossimità di Località Cava dell’oro, circa 1 km a NNE di Polino, si trova questa rara roccia, dove addirittura durante il papato di Clemente XIII (1758-1769) è stata interessata anche da attività estrattiva. Testimonianze di questa attività sono alcune medaglie e monete foggiate dallo stato pontificio con i minerali estratti dalla “Cava dell’oro”come la medaglia commemorativa di Papa Clemente XIII coniata nel 1762.

La Kamafugite di Polino è costituita da d ue piccoli diatremi (Condotto vulcanico prodotto da una violenta esplosione freatica a; il materiale frammentato e polverizzato scagliato dall’esplosione ricadendo forma un bastione di brecce e di depositi tufacei

tutt’attorno alla cavità che spesso viene ostruita da parte dello stesso materiale) riempiti da tuffisite, il più grande dei quali è di circa 40 m di diametro. I diatremi imposti in Calcare Massiccio (Lias Inferiore – Giurassico Inferiore). L’affioramento principale dove è stato anche realizzato un percorso didattico all’aperto è localizzato sul fondo di un piccolo ruscello.  Il riempimento dei diatremi è una breccia caotica, o tuffisite, costituita da blocchi carbonatitici e lapilli concentrici sempre carbonatitici, con pochi frammenti di calcare, posizionati in una matrice più fine degli stessi tipi di roccia. La breccia è simile in appa

renza alle breccie più grossolane di San Venanzo ma manca la melilite.

A Nord-Est dei diatremi di Polino sono presenti depositi di piroclastiti fonolitici con leucite che si estendono per circa 1 km2.

La fonte di queste rocce piroclastiche non è stata identificata, ma i frammenti della fonolite sono stati riconosciuti nelle rocce di Polino. La datazione con metodo 39Ar-40Ar sul sanidino delle Fonoliti  ha dato un’età di circa 400 ka mentre la phlogopite nella carbonatite ha dato 246 +/- 14 ka.

Elenco dei Minerali presenti

Analcime, ‘Apatite’, Calcite, Diopside, ‘Fayalite-Forsterite Series’, Forsterite, Hydroxylapatite, Leucite, Magnetite, Titaniferous Magnetite, Monticellite, ‘Olivine’, Perovskite, Phlogopite, Sanidine, Schorlomite, Spinel, Titanite

Aptici

Gli aptici sono fossili di forma triangolare interpretati come parti di ammoniti. Inizialmente ritenuti opercoli, oggi alcuni studiosi li considerano elementi mascellari inferiori. Tuttavia secono le più moderne interpretazioni le due teorie non si escludono a vicenda. Questi infatti potrebbero aver avuto una doppia funzione.

Aptico Monte Subasio

Come gli attuali nautili, molte ammoniti erano probabilmente in grado di ritirare completamente il proprio corpo all’interno della camera di abitazione della conchiglia; perciò potrebbero aver sviluppato strutture opercolari con le quali potevano chiudere l’apertura. Le forme più comuni sono costituite da due placche simmetriche, definiti aptici(aptychii). Sono stati rinvenuti anche opercoli singoli (non in coppia), che vengono definiti anaptici (anaptychus).

Nei casi in cui gli aptici o gli anaptici sono stati rinvenuti in associazione con la conchiglia di origine, sono localizzati entro la camera di abitazione, subito dietro la probabile posizione dell’imbuto (iponomo).

Fig.  Posizione e Foto di Aptici. Fonte WIKIfree

 

 

Rettile Corazzato del Triassico scoperto in Svizzera

L’eusaurosfargide (Eusaurosphargis dalsassoi) è un rettile estinto di incerta classificazione. Visse nel Triassico medio (Anisico/Ladinico, circa 243-240 milioni di anni fa) e i suoi resti sono stati ritrovati in Italia e in Svizzera.

Eusaurosphargis dalsassoi venne descritto per la prima volta nel 2003, sulla base di un esemplare fossile incompleto e disarticolato ritrovato nel famoso giacimento di Besano (Anisico/Ladinico, 243-242 milioni di anni fa), nei pressi di Varese (Italia). Il nome Eusaurosphargis deriva da quello di Saurosphargis, un misterioso rettile estinto i cui resti fossili ritrovati in Polonia nella prima metà del secolo scorso furono poi distrutti durante la seconda guerra mondiale; l’epiteto specifico, dalsassoi, è in onore di Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, che per primo intuì l’importanza del reperto. Le presunte somiglianze tra i due esemplari non possono comunque essere definite con certezza. Secondo lo studio del 2003, il più stretto parente di Eusaurosphargis era forse l’altrettanto enigmatico Helveticosaurus, rinvenuto nel versante svizzero dello stesso giacimento.

Recentemente è stato rinvenuto un nuovo reperto associato a resti di pesci e rettili marini nei depositi calcarei della Formazione Prosanto, nelle vicinanze di Ducanfurgga, databili a circa 241 milioni di anni e situati ad un’altitudine di 2740 metri, a sud di Davos, nel Cantone dei Grigioni.

Il team di ricercatori anglo-svizzero, guidato da Torsten Scheyer, paleontologo dell’Università di Zurigo, e da James Neenan, paleobiologo del Museo di Storia naturale dell’Università di Oxford, presume che l’animale sia stato spazzato via da un’isola del bacino marino situato, all’epoca, sulla zona del ritrovamento e che, dopo la morte, sia stato inglobato nei sedimenti marini fini e stratificati del fondale.

La nuova scoperta è molto ben conservata e consente per la prima volta la ricostruzione dello scheletro e dell’aspetto esteriore dell’animale. Si è così scoperto qualcosa di sorprendente.

Esternamente, Eusaurosphargis dalsassoisomiglia molto alla famiglia di lucertole Cordylidae, un gruppo di piccoli  rettili muniti di squame dell’Ordine dei Lepidosauri, che attualmente abitano le regioni asciutte dell’Africa meridionale.

Alcune specie di queste lucertole più palesemente corazzate, a causa del loro aspetto, potrebbero aver fornito la base per le leggende sull’esistenza di mitici dragoni.

“In realtà, si tratta di un caso di sviluppo convergente, perché la specie estinta non è strettamente correlata alle lucertole africane”, spiega Scheyer.

In altre parole, lo studioso afferma che animali viventi in condizioni ambientali simili, ma senza parentela evolutiva, svilupperebbero, dal punto di vista funzionale, strutture simili.

Finora, il rettile era considerato di incerta classificazione.

Ora, un esame attento delle relazioni filogenetiche confermerebbe che i suoi parenti più prossimi potrebbero essere stati dei rettili marini quali i Sauropterigi, un grande gruppo di rettili acquatici che comprende Placodonti, Plesiosauri e Notosauri.

Tuttavia, lo scheletro di Eusaurosphargis non mostra una struttura corporea armonica, né arti che avrebbero potuto poi trasformarsi in pinne, nè alcuna pinna che possa indicare una vita marina.

Scoperto il più antico Notosuco mai conosciuto. Giurassico medio (Bathoniano) del Madagascar

Razanandrongobe sakalavae Maganuco, Dal Sasso & Pasini, 2006 è un grande arcosauro predatore del Giurassico medio (Bathoniano – 167 -164 milioni di anni fa) del bacino di Mahajanga, NW Madagascar. È stato riconosciuto grazie ai denti ed alcuni frammenti di mascella, ma le sue affinità erano incerte. Nel lavoro sono descritti i nuovi resti craniali (soprattutto un quasi perfetto premascellare destro e una dentatura sinistra incompleta) che notevolmente migliorano la nostra conoscenza su questa specie enigmatica e rivelano la sua anatomia come crocodillomorfo.

    

Sulla base di nuovi dati descritti nel lavoro, sono già evidenti alcune caratteristiche precedentemente incerte. La sperimentazione della posizione filogenetica della specie all’interno di Crocodylomorpha indica che R. sakalavae è un Mesosuco. Rappresenta anche uno dei primi eventi di aumento della dimensione corporea lungo la storia evoluzionistica del gruppo. Inoltre, è di gran lunga il notosuco più antico. Anche qui è stata tentata una ricostruzione cranica di questo predatore gigantesco. Le robuste ossa delle mascelle di R. sakalavae, unitamente alla sua dentizione peculiare, suggeriscono fortemente una dieta che includeva tessuti duri come osso e tendine.

Ulteriori infomazioni si trovano leggendo il lavoro di  Cristiano Dal Sasso,  Giovanni PasiniGuillaume Fleury & Simone Maganuco

Referenza Bibliografica

Dal Sasso C, Pasini G, Fleury G, Maganuco S. (2017Razanandrongobe sakalavae,a gigantic mesoeucrocodylian from the Middle Jurassic of Madagascar, is the oldest known notosuchianPeerJ 5:e3481 https://doi.org/10.7717/peerj.3481

Ammoniti : Anatomia e Caratteristiche          

Le parti anatomiche degli Ammoniti sono:  la Protoconca, il FragmoconoCamera d’Abitazione Peristoma.

Disegno prof. Federico Venturi

Importanti segni distintivi oltre che parti anatomiche sono la Sezione e l’Area Ventrale in cui si distinguono la Carena e i  Solchi Sifonali.

La conchiglia degli Ammoniti ha forma planospiralata (una spirale avvolta), sebbene alcune specie, dette eteromorfe, presentano un avvolgimento più complesso.

La differenza tra queste forme è conseguente al diverso habitat e alle diverse attitudini natatorie.

Veduta Laterale:

1)  il Fragmocono, la parte interna del guscio, è  concamerata, ossia formata da diversi setti all’interno dei quali, tramite i solchi sifonali, l’animale poteva immettere liquido o aria variando il proprio peso per controllare il movimento verticale e l’equilibrio.

 

2) la Protoconca è la parte più interna del fragmocono e corrisponde con il centro dell’ammonite.

 

3) la Camera d’ Abitazione è la parte cava del guscio ed era lo spazio occupato dal corpo del mollusco. Quando conservata, è ben riconoscibile perché è priva delle linee di sutura.

 

4) il Peristoma, è la parte anatomica che si conserva più difficilmente, la sua funzione probabilmente era quella di proteggere gli occhi ed il capo del mollusco.

 

Veduta Frontale:

1) la Sezione è la forma del bordo esterno. Immaginando di tagliare l’ammonite perpendicolarmente al piano di avvolgimento si ottengono diverse morfologie di sezione, distinte in: quadrata, rettangolare alta; rettangolare larga, trapezoidale; triangolare, ovale alta, ovale larga, ogivale, rotonda e cadicona.

 

2) l’Area Ventrale è la larghezza della sezione; la forma della sezione differisce di molto tra le varie specie ed è quindi un elemento fondamentale per la identificazione della specie. Nell’ Area Ventrale distinguono la Carena e i Solchi Sifonali. Questi caratteri sono importanti per comprendere le condizioni di vita di questi molluschi, le loro capacità natatorie e di movimento.