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Programma di Appenninica 2019

ORE 9,30 APERTURA DEI LAVORI

SALUTO DALLE ISTITUZIONI

Introduzione dei lavori

ORE 10.00     Enrico Tavarnelli – Università di Siena – “Il ruolo della tettonica nell’evoluzione dell’Appennino”

ORE 10.30     Paolo Monaco – Università degli studi di Perugia – “Icnologia dell’Appennino Umbro Marchigiano”

ORE 11.00 PAUSA CAFFE’

ORE 11,15      Edoardo Martinetto – Università di Torino – “I fossili di Dunarobba e la flora scomparsa dell’Italia Centrale”  

ORE 11.45  Angela Baldanza – Università degli studi di Perugia- “Eccellenze geo-paleontologiche del Quaternario in Umbria: Il aaso dell’Ambra Grigia Fossile – Storie di mare e non solo”

ORE 12.15      Romano Guerra “Giambattista Passeri e i fossili nell’Appennino umbro- marchigiano”

ORE 12.45 BUFFET CON PRODOTTI TIPICI DEL PARCO DI MONTE CUCCO

ORE 14,30 INIZIO DELLA SESSIONE POMERIDIANA.

ORE 14,30      Rodolfo Coccioni e Andrea Mazzoli – Università di Urbino – L’aspirante Geoparco UNESCO “Appennino nord-marchigiano”

ORE 15:00      Federico Famiani – “Valorizzazione e Promozione della Geologia e Paleontologia nel Parco Regionale del Monte Subasio”

ORE 16.00      Adria Faraone – “Pietrafitta (PG): solo un barrito di elefanti?”

ORE 16.30      Romano Guerra presentazione di “La Grotta di Monte Cucco antologia”

A seguire         Paolo Faraoni e Regis Macieri – “Guida ai Fossili della valle de Fiume Bosso, del Monte Nerone e Catria”   

ORE 17.15 PAUSA CAFFE’

Ore 17:30        Marco Bani – “Monte Nerone: regno di grotte e orsi”

Ore 18:30        Gruppo Speleo CAI di Perugia – 50 anni fondo del Monte Cucco Felice La Rocca –

COMMENTI DI AUTORI E DEL PUBBLICO

ORE 18.30 TERMINE DEI LAVORI

Costacciaro 27-28 Aprile 2019

Trovati a Pavullo resti di un ittiosauro di 150 milioni di anni

Recentemente, sul territorio del Comune di Pavullo nel Frignano (MO), sono stati trovati in modo fortuito alcuni resti fossili di un grande rettile marino vissuto all’epoca dei dinosauri: un ittiosauro. Non si tratta di una novità assoluta per il modenese, in quanto già dal XIX secolo alcuni resti frammentari di ittiosauri furono trovati in varie località dell’Appennino, ma questa è la prima volta che un fossile di ittiosauro viene rinvenuto a Pavullo nel Frignano. Inoltre, per la prima volta in tutto l’Appennino settentrionale, vengono trovate assieme diverse vertebre, alcune ancora in connessione anatomica. Gli ittiosauri erano rettili davvero speciali, essendosi adattati così bene alla vita acquatica da assumere una forma che ricorda quella degli attuali tonni e da perdere la capacità di tornare sulla terraferma. L’esempio attuale di una trasformazione simile può essere visto con i cetacei (balene e delfini), anche se questi sono mammiferi, mentre gli ittiosauri erano rettili. Gli ittiosauri dominarono i mari per circa 150 milioni di anni (da circa 250 a 100 milioni di anni fa) e si sono estinti circa 35 milioni di anni prima della famosa estinzione dei dinosauri, durante il periodo Cretaceo.

Assemblea dei soci 2018

Venerdì 9 marzo 2018 alle ore 20:30 in prima convocazione ed alle ore 21:00 in seconda convocazione è indetta l’assemblea dei soci con il seguente ordine del Giorno:

  • Resoconto attività 2017
  • Approvazione del bilancio 2017
  • Rinnovo quota associativa per l’anno 2018
  • Programma e proposte 2018
  • Gita all’estero 2018
  • Varie ed eventuali

Chi non potrà essere presente durante l’Assemblea potrà versare la quota sul C.P. N°1010248522 intestato al GRUPPO UMBRO MINERALOGICO PALEONTOLOGICO. La quota associativa resta anche quest’anno di 20,00 euro

Annuario 40 Anni

Bisogna tornare con la mente ad anni ormai lontani per apprezzare tutta la forza e la passione con le quali, pochi amici, quaranta anni or sono, decisero di costituire un gruppo di appassionati di Archeologia e Paleontologia. Erano dieci questi amici, tra i quali alcuni solo solidali all’ iniziativa, in quanto, per essere riconosciuti come gruppo, bisognava per forza essere in dieci. Ci dettero comunque fiducia e, a quanto pare, visto che quarant’anni non sono pochi, questa fiducia fu ben riposta, e per questo li ringraziamo, ora come allora. Mi preme ricordare i nomi di questi dieci avventurieri, Soci Fondatori, in ordine alfabetico:

Benincampi Aldo
Benincampi Claudio
Calzolari Prospero
Comparozzi Candido
Falchetti Anna
Grasselli Mario
Rea Giuseppe
Sensi Claudio
Sensi Maurizio
Vincenti Marco

Era nato il G.A.P.U.! Nel 1980 il gruppo cambia nome, e diventa il G.U.M.P. Col passare degli anni, grazie alla collaborazione dell’ Università degli Studi di Perugia, il gruppo matura e si sviluppa, sia numericamente che culturalmente ed a tutt’oggi sono all’incirca trecento i soci che si sono alternati in questi lunghi anni e posso affermare, senza tema di smentita, che sono pochissime le associazioni in Italia che al giorno d’oggi possono vantare una così lunga durata nel tempo, e questo è un grosso vanto per tutti i soci G.U.M.P. e, se permettete, anche per il sottoscritto, che in tutti questi anni è riuscito a portare avanti, grazie anche all’ausilio di validi collaboratori, la “baracca”! Gli obiettivi raggiunti sono stati anche superiori al previsto. La segnalazione della foresta fossile di Dunarobba nel 1983, la cui paternità ci è riconosciuta più all’estero che in patria, basterebbe da sola a ricompensarci del nostro pluridecennale impegno. Ma ci sono anche centinaia di escursioni sul territorio nazionale ed all’estero (Germania, Francia, Svizzera, Belgio), l’inaugurazione del nostro tanto desiderato “museo” nel 2001, tutt’ora visitato ogni anno da turisti e scolaresche, unico esempio regionale per l’accuratezza delle stratigrafie fossili del territorio, divenuto Mostra Permanente Geo-Paleontologica del Monte Subasio. Ricordo inoltre la attiva collaborazione per la realizzazione di ben tre libri a carattere paleontologico sulle ammoniti dell’ Appennino Centrale, nel 2001, 2004 e 2010. Ancora un accenno merita la realizzazione dell’ annullo filatelico per il 35° anno della fondazione del Gruppo, nel 2008 e, per ultimo, motivo di vanto per tutti noi, la realizzazione della rivista “Fossili e Minerali”, nata nel 2016 e giunta in questi giorni al 4° numero, la cui veste ed i suoi contenuti non sono secondi a nessuna delle italiche “consorelle”. Concludo questa introduzione con un dovuto ricordo a coloro che non ci sono più, ma che credettero in noi, permettendoci, con il loro contributo, di essere quello che ancora siamo: Aldo Benincampi e Maurizio Sensi. A loro il nostro ed il mio personale ringraziamento, dopo quarant’anni, amici, non vi abbiamo dimenticato.

Claudio Sensi                                                               Assisi 21 gennaio 2018

Fossili e Mitologia

Fossili fra Scienza e Folklore

Il genere di ammoniti Hildaites (tipico della seconda biozona del Toarciano – Giurassico inferiore) prende il nome da una leggenda anglosassone.
La storia ci dice che nel 655 re Oswiu di Northumbria fece voto di donare, in caso di vittoria in una battaglia, 12 appezzamenti di terreno su cui edificare altrettanti monasteri. In seguito lo stesso Oswiu offrì uno dei 12 appezzamenti ad Hilda per edificare un doppio monastero nei pressi di una piccola località chiamata Streaneshalch, che due secoli dopo i Danesi avrebbero ribattezzato Whitby, dove diede inizio alla edificazione della celebre Abbazia di Whitby. Si narra che il paese di Whitby (località oggi famosissima per i numerosi fossili che si rinvengono), nello Yorkshire era infestato dai serpenti a causa di una maledizione.
Per liberarlo Hilda di Whitby, tagliò loro la testa e li trasformò in pietra. Tali animali ritenuti serpenti pietrificati erano in realtà ammoniti molto frequenti nei dintorni del luogo. Per questa storia i commercianti modellano a questi fossili la testa di serpente alla fine della spira, creando ovviamente dei falsi.
Nelle foto qui sotto un Hildoceras di Whitby con la testa di serpente e un Hildaites esposto alla Mostra Permanente di Geo-Paleontologia del Subasio.

 

Dinosauro cerca casa: Intervista a Cristiano Dal Sasso e Giovanni Todesco

Ciro, ventesimo compleanno in una casa tutta nuova: a questo, cioè al trasloco in un contesto museale più adeguato alla sua celebrità stanno lavorando la Soprintendenza di Caserta e Benevento, il Comune di Benevento (con il  sindaco Clemente Mastella) e pure il ministro Dario Franceschini. La notizia a casa di Giovanni Todesco, il paleontologo dilettante di San Giovanni Ilarione che nel 1980 dalla cava-discarica di Pietraroja recuperò la lastra che, senza che se ne rendesse conto, conteneva il primo (baby) dinosauro italiano, lo Scipionyx samniticus che Todesco ribattezzò Ciro, è arrivata sabato.
Ed è arrivata assieme a Cristiano Dal Sasso, il paleontologo milanese che ha studiato Ciro e nel 2011 lo ha raccontato al mondo con una
mastodontica monografia: Dal Sasso, relatore ad un convegno su Dinosauri italiani e del mondo, ospitato a Montecchio Maggiore, nel vicentino, ha approfittato dell’occasione per far visita al «papà» di Ciro, ma anche alla famiglia Cerato, al giacimento di Bolca.

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