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Evoluzione dei Suini

Evoluzione dei Suini: Il Ritrovamento di Pantalla (Todi – Pg) aggiunge nuovi interessanti dati all’evoluzione di questo gruppo di mammiferi.

 

Il cinghiale (Sus scrofa) – oggi spesso agli onori della cronaca per  i numerosi incontri anche in ambienti fortemente antropizzati o addirittura  ambienti suburbani .

Ricostruzione del possibile aspetto esterno di Sus strozzii (a sinistra) e della specie arcaica Sus arvernensis (a destra), nella quale sono state enfatizzate le ipotetiche somiglianze morfologiche con gli attuali “suini verrucosi” del Sud-Est Asiatico. Disegno di Leonardo Sorbelli. Fonte: Quaternary Science Reviews.

 

Il Cinghiale è un ungulato di enorme successo dal punto di vista evolutivo, grazie alla sua grande adattabilità ecologica, ma soprattutto grazie all’intervento dell’uomo. Infatti il cinghiale è una specie tipica della fauna europea e italiana, originariamente diffusa in gran parte della penisola. A partire dalla fine del 1500 la persecuzione diretta operata dall’uomo, accentuata dalle trasformazioni ambientali e dalla diffusione delle armi da fuoco, ha provocato una progressiva diminuzione del cinghiale che, all’inizio del XX secolo, sopravviveva con nuclei isolati solo nelle regioni tirreniche del centro e del sud Italia, nel Gargano e in Sardegna. La specie è ricomparsa sull’arco alpino nel 1919, quando alcuni animali provenienti dalla Francia colonizzarono Liguria e Piemonte; agli Anni ’50 risalgono invece gli ingressi di cinghiali in Friuli, provenienti dalla Slovenia. Dal secondo dopoguerra l’espansione della specie è stata fortemente favorita dall’intervento dell’uomo, attraverso le numerose immissioni a scopo venatorio, e oggi il cinghiale risulta distribuito senza soluzione di continuità nelle isole e dalla Calabria sino all’arco alpino occidentale, mentre nelle Alpi centro-orientali la sua presenza è ancora discontinua. Esso è un “ospite fisso” delle faune a mammiferi europee da almeno 700 mila anni. Tuttavia, prima di allora, nel periodo compreso tra 2 e 1 milione di anni fa circa, l’unico suide presente in Europa è stato Sus strozzii, una specie di taglia maggiore rispetto al cinghiale, ma probabilmente con simili adattamenti ecologici.

In un nuovo articolo pubblicato su Quaternary Science Reviews, è stata analizzata una nuova mandibola di Sus strozzii da Pantalla (Comune di Todi – Provincia di Perugia -Umbria), sito datato a circa 2 milioni di anni fa ben noto ai paleontologi grazie all’eccezionale stato di conservazione dei fossili. Lo studio, condotto dal Dr. Marco Cherin dell’Università di Perugia e da ricercatori delle Università di Torino, Sapienza di Roma, Glasgow e Bordeaux, ha portato alla descrizione dettagliata della mandibola, anche grazie all’uso di indagini tomografiche e ricostruzioni virtuali tridimensionali. La mandibola, lunga circa 35 cm, è appartenuta a un grosso maschio, tra i più grandi mai segnalati in Eurasia non solo per Sus strozzii, ma per tutte le altre specie del genere Sus.


Immagini risultati dall’analisi delle TAC della mandibola di Sus strozzii da Pantalla. (A) modello 3D del reperto; (B) modello 3D con applicazione di un filtro di densità; (C) immagini tomografiche che mostrano le radici dei denti incisivi, non conservati esternamente; (D) modello 3D con mandibola in semitrasparenza; (E) ricostruzione virtuale dell’intera mandibola, ottenuta clonando la parte conservata sul lato opposto. Scala metrica: 5 cm. Fonte: Quaternary Science Reviews.

A partire dallo studio della nuova mandibola, i ricercatori hanno puntato a obiettivi ben più ambiziosi: chiarire le relazioni filogenetiche tra Sus strozzii e il suo presunto antenato pliocenico, Sus arvernensis, e quelle tra queste forme arcaiche e alcune altre specie attuali e fossili di suidi europei, asiatici e africani. Mediante l’analisi di 52 caratteri morfologici del cranio e della dentatura, è stato così costruito il più completo albero filogenetico ad oggi disponibile per i Suinae (la sottofamiglia di cui fanno parte i suidi attuali). Lo studio ha confermato che la separazione tra le forme africane (che oggi comprendono ilochero, facocero e potamocero) e quelle eurasiatiche (il genere Sus) è avvenuta precocemente nel corso della storia evolutiva dei Suinae, forse più di 10 milioni di anni fa. Nell’ambito del gruppo eurasiatico, la specie più primitiva è risultata essere proprio il cinghiale, che si è presumibilmente originata in Asia e si è diffusa verso l’Europa solo in tempi relativamente recenti. Sia Sus arvernensis che Sus strozzii fanno invece parte di un gruppo più derivato di suini, caratterizzati da una particolare morfologia dei canini inferiori, oggi rappresentati dalle molteplici specie di “suini verrucosi” che oggi vivono nelle aree insulari e peninsulari del Sud-Est Asiatico. Radici asiatiche, dunque, per una specie, Sus strozzii, che ha occupato con successo gli ecosistemi europei per più di un milione di anni, lasciando abbondanti testimonianze fossili anche nel nostro paese.

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Monte Nerone – Viaggio nel tempo

Viaggio indietro nel tempo a 200 milioni di anni fa quando le nostre montagne non esistevano ed al loro posto vi erano mari tropicali.

Sarà un viaggio per scoprire le ultime novità sul Giurassico dell’Appennino Umbro Marchigiano assieme al dott. Angelo Cipriani, (Dipartimento di Scienze della Terra, “Sapienza” Università di Roma; A-Team (Apennine-Team); al Dott. Simone Fabbi, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria; A-Team (Apennine-Team); al Dott. Paolo Citton, CONICET, Instituto de Investigación en Paleobiología y Geología, Universidad Nacional de Río Negro (Argentina); A-Team (Apennine-Team) e al Dott. Marco Romano, Evolutionary Studies Institute (ESI), School of Geosciences, University of the Witwatersrand, Johannesburg (South Africa); A-Team (Apennine-Team).

Sabato 12 e domenica 13 Maggio 2018 ad Apecchio (PU) presso il Museo dei Fossili del Monte Nerone.

Interverrano il Dott. Angelo Cipriani ed il Dott. Simone Fabbi

“La geologia del Monte Nerone: 200 milioni di anni di evoluzione”

“Primi resti di squali durofagi dal Monte Nerone: considerazioni paleoecologiche e paleoambientali”

Vi aspettiamo numerosi

 

Primo Ritrovamento di Squalo del Giurassico Superiore del Monte Nerone

Sul Monte Nerone sono stati rinvenuti 2 campioni con 2 e 3 denti di squalo durofago in connessione nelle sequenze stratigrafiche del  Giurassico Superiore, piattaforma carbonatica pelagica del Monte Nerone (Apecchio – PU -Marche), nel dominio paleogeografico Umbria-Marche-Sabina (Appennino settentrionale, Italia centrale). Il materiale è stato identificato come Asteracanthus cfr. A. magnus, un taxon abbastanza noto e già segnalato per il Giurassico Medio e Superiore dell’Europa. I denti indicano chiaramente un comportamento di predazione con schiacciamento, suggerendo come preda  abituale invertebrati a guscio duro sia infaunali che epifaunali come grandi bivalvi, brachiopodi, gasteropodi e crostacei.

Il ritrovamento rappresenta, ad oggi, il primo dello squalo Hybodonte in Umbria- Marche-Sabina, gettando ulteriore luce sull’ecologia all’interno dell’ambiente pelagico del Giurassico Medio-superiore e sulla presenza di Asteracanthus nel tardo Giurassico della Tetide Occidentale.

 

Ulteriori informazioni leggendo il lavoro di

Citton P, Fabbi S, Cipriani A, Jansen M, Romano MHybodont dentition from the Upper Jurassic of Monte Nerone Pelagic Carbonate Platform (Umbria‐Marche Apennine, Italy) and its ecological implications. Geological Journal. 2018;1–13. https://doi.org/10.1002/gj.3174

 

Assemblea dei soci 2018

Venerdì 9 marzo 2018 alle ore 20:30 in prima convocazione ed alle ore 21:00 in seconda convocazione è indetta l’assemblea dei soci con il seguente ordine del Giorno:

  • Resoconto attività 2017
  • Approvazione del bilancio 2017
  • Rinnovo quota associativa per l’anno 2018
  • Programma e proposte 2018
  • Gita all’estero 2018
  • Varie ed eventuali

Chi non potrà essere presente durante l’Assemblea potrà versare la quota sul C.P. N°1010248522 intestato al GRUPPO UMBRO MINERALOGICO PALEONTOLOGICO. La quota associativa resta anche quest’anno di 20,00 euro

Primo ritrovamento riferibile allo squalo durofago del Toarciano dell’Umbria-Marche

Importante scoperta nel rosso ammonitico di Polino (Tr).
La ricerca, svolta da Marco Romano, Paolo Citton, Angelo Cipriani  & Simone Fabbi   presenta il primo ritrovamento riferibile allo squalo durofago nella Formazione Rosso Ammonitico del Toarciano (Giurassico inferiore). Sono stati recuperati Due denti  isolati che erano conservati all’interno della marna calcarea del Rosso ammonitico Toarciano (zona dei bifrons). Il dente meglio conservato è caratterizzato da una struttura generale che ben si accorda con la classica dentatura schiacciata tipica degli squali durofagi della sottofamiglia Acrodontinae. I caratteri morfologici analizzati nel lavoro consentono  di attribuire il materiale rinvenuto al genere  Asteracanthus sp.
Maggiori dettagli nel lavoro appena uscito sull’Italian Journal of Geosciences:
Romano M., Citton P., Cipriani A. & Fabbi S. (2018)- First report of hybodont shark from the Toarcian Rosso Ammonitico Formation of Umbria-Marche Apennine (Polino area, Terni, Central Italy). Italian Journal of Geosciences, doi: 10.3301/IJG.2018.01

Numero 4

Indice Numero 4

Nuovi dati biostratigrafici sul Domeriano nella cava di Sant’Anna e nella cava Grilli (Passo del Furlo- Appennino marchigiano)       di Regis Macieri

Conchiologia Fossile Emiliana Un Excursus Storico di Romano Guerra

Le sequenze sismiche Tosco-Emiliane del periodo 2012-2013 e considerazioni sulla tettonica attiva di  Paolo Balocchi – Tommaso Santagata – Marta Lazzaroni

Il Lazio Classico: le cave di Leucitite della provincia di Roma (Vallerano, Laghetto e OSA) di Rossano Carlini & Edgardo Signoretti

Intervista a DAVID COMFORT di Di Silvestro Gianpaolo

Annuario 40 Anni

Bisogna tornare con la mente ad anni ormai lontani per apprezzare tutta la forza e la passione con le quali, pochi amici, quaranta anni or sono, decisero di costituire un gruppo di appassionati di Archeologia e Paleontologia. Erano dieci questi amici, tra i quali alcuni solo solidali all’ iniziativa, in quanto, per essere riconosciuti come gruppo, bisognava per forza essere in dieci. Ci dettero comunque fiducia e, a quanto pare, visto che quarant’anni non sono pochi, questa fiducia fu ben riposta, e per questo li ringraziamo, ora come allora. Mi preme ricordare i nomi di questi dieci avventurieri, Soci Fondatori, in ordine alfabetico:

Benincampi Aldo
Benincampi Claudio
Calzolari Prospero
Comparozzi Candido
Falchetti Anna
Grasselli Mario
Rea Giuseppe
Sensi Claudio
Sensi Maurizio
Vincenti Marco

Era nato il G.A.P.U.! Nel 1980 il gruppo cambia nome, e diventa il G.U.M.P. Col passare degli anni, grazie alla collaborazione dell’ Università degli Studi di Perugia, il gruppo matura e si sviluppa, sia numericamente che culturalmente ed a tutt’oggi sono all’incirca trecento i soci che si sono alternati in questi lunghi anni e posso affermare, senza tema di smentita, che sono pochissime le associazioni in Italia che al giorno d’oggi possono vantare una così lunga durata nel tempo, e questo è un grosso vanto per tutti i soci G.U.M.P. e, se permettete, anche per il sottoscritto, che in tutti questi anni è riuscito a portare avanti, grazie anche all’ausilio di validi collaboratori, la “baracca”! Gli obiettivi raggiunti sono stati anche superiori al previsto. La segnalazione della foresta fossile di Dunarobba nel 1983, la cui paternità ci è riconosciuta più all’estero che in patria, basterebbe da sola a ricompensarci del nostro pluridecennale impegno. Ma ci sono anche centinaia di escursioni sul territorio nazionale ed all’estero (Germania, Francia, Svizzera, Belgio), l’inaugurazione del nostro tanto desiderato “museo” nel 2001, tutt’ora visitato ogni anno da turisti e scolaresche, unico esempio regionale per l’accuratezza delle stratigrafie fossili del territorio, divenuto Mostra Permanente Geo-Paleontologica del Monte Subasio. Ricordo inoltre la attiva collaborazione per la realizzazione di ben tre libri a carattere paleontologico sulle ammoniti dell’ Appennino Centrale, nel 2001, 2004 e 2010. Ancora un accenno merita la realizzazione dell’ annullo filatelico per il 35° anno della fondazione del Gruppo, nel 2008 e, per ultimo, motivo di vanto per tutti noi, la realizzazione della rivista “Fossili e Minerali”, nata nel 2016 e giunta in questi giorni al 4° numero, la cui veste ed i suoi contenuti non sono secondi a nessuna delle italiche “consorelle”. Concludo questa introduzione con un dovuto ricordo a coloro che non ci sono più, ma che credettero in noi, permettendoci, con il loro contributo, di essere quello che ancora siamo: Aldo Benincampi e Maurizio Sensi. A loro il nostro ed il mio personale ringraziamento, dopo quarant’anni, amici, non vi abbiamo dimenticato.

Claudio Sensi                                                               Assisi 21 gennaio 2018