Tutti gli articoli di Redazione

Cupaelite

Forse non tutti sanno che anche nella conca reatina è presente un affioramento di rocce vulcaniche. Ci troviamo nei pressi di Cupaello (RI) dove il prof. Stoppa, ordinario dell’ateneo di Chieti, ha studiato e descritto una roccia vulcanica nota anche con il nome di Cupaelite.

ll centro vulcanico di Cupaello consiste di una singola colata lavica lunga 750 m ricoperta da materiale piroclastico costituito da cenere saldata, lapilli e materiale scoriaceo (Stoppa e Cundari 1995). L’attività vulcanica, in base alle datazioni 40Ar/39Ar effettuata su meliliti e kalsiliti risale a  circa 639.000 anni.

La provincia intra appenninica comprende un numero di piccoli centri ultrapotassici monogenici diffusi nella zona interna della catena appenninica.

I due centri principali, sui quali si sono concentrati gli studi più importanti del prof. Stoppa, sono San Venanzo e Cupaello. Nonostante le piccole dimensioni e la loro scarsa abbondanza, a questa provincia sono stati attribuiti numerosi nomi: ULUD (Ultra Alkaline Umbriam District), IUP (Intramontane Ultra Alkaline Province), UUP (Ultra alkaline Umbrian Province).

Sulla base della classificazione di Foley et al. (1987), le rocce dei centri vulcanici di San Venanzo e Cupaello appartengono alle kamafuguti.

Le kamafugiti, sono rocce fortemente sottosature in silice, variano tra foiditi, olivin-meliliti e meliliti.

A differenza delle altre rocce sottosature in silice, nelle kamafugiti, kasilite e melilite dominano sulla leucite (Serri et al., 1993, Conticelli et al., 2004). Rispetto alle altre rocce ultrapotassiche italiane, le kamafugiti umbre hanno il contenuto in CaO (14.68 – 15.21 wt.%) più alto, insieme con un basso contenuto in Al2O3 (7.92-12.28 wt.%), queste caratteristiche sono necessarie per stabilizzare la melilite (Conticelli & Peccerillo, 1992).

Queste rocce sono state classificate come melilititi a kalsilite e pirosseno, ma il termine “cupaelite” è generalmente accettato come nome per queste particolari rocce. 

Bibliografia.

Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte da: – F. Stoppa, A. Cundari “A new Italian carbonatite occurrence at Cupaello (Rieti)and its genetic significance”. Contrib Mineral Petrol (1995) 122: 275–288

A. T. Isakova, L. I. Panina and F. Stoppa, (2017) Genesis of Kalsilite Melilitite at Cupaello, Central Italy: Evidence from Melt Inclusions  Petrology, 2017, Vol. 25, No. 4, pp. 433–447

Evoluzione dei Suini

Evoluzione dei Suini: Il Ritrovamento di Pantalla (Todi – Pg) aggiunge nuovi interessanti dati all’evoluzione di questo gruppo di mammiferi.

 

Il cinghiale (Sus scrofa) – oggi spesso agli onori della cronaca per  i numerosi incontri anche in ambienti fortemente antropizzati o addirittura  ambienti suburbani .

Ricostruzione del possibile aspetto esterno di Sus strozzii (a sinistra) e della specie arcaica Sus arvernensis (a destra), nella quale sono state enfatizzate le ipotetiche somiglianze morfologiche con gli attuali “suini verrucosi” del Sud-Est Asiatico. Disegno di Leonardo Sorbelli. Fonte: Quaternary Science Reviews.

 

Il Cinghiale è un ungulato di enorme successo dal punto di vista evolutivo, grazie alla sua grande adattabilità ecologica, ma soprattutto grazie all’intervento dell’uomo. Infatti il cinghiale è una specie tipica della fauna europea e italiana, originariamente diffusa in gran parte della penisola. A partire dalla fine del 1500 la persecuzione diretta operata dall’uomo, accentuata dalle trasformazioni ambientali e dalla diffusione delle armi da fuoco, ha provocato una progressiva diminuzione del cinghiale che, all’inizio del XX secolo, sopravviveva con nuclei isolati solo nelle regioni tirreniche del centro e del sud Italia, nel Gargano e in Sardegna. La specie è ricomparsa sull’arco alpino nel 1919, quando alcuni animali provenienti dalla Francia colonizzarono Liguria e Piemonte; agli Anni ’50 risalgono invece gli ingressi di cinghiali in Friuli, provenienti dalla Slovenia. Dal secondo dopoguerra l’espansione della specie è stata fortemente favorita dall’intervento dell’uomo, attraverso le numerose immissioni a scopo venatorio, e oggi il cinghiale risulta distribuito senza soluzione di continuità nelle isole e dalla Calabria sino all’arco alpino occidentale, mentre nelle Alpi centro-orientali la sua presenza è ancora discontinua. Esso è un “ospite fisso” delle faune a mammiferi europee da almeno 700 mila anni. Tuttavia, prima di allora, nel periodo compreso tra 2 e 1 milione di anni fa circa, l’unico suide presente in Europa è stato Sus strozzii, una specie di taglia maggiore rispetto al cinghiale, ma probabilmente con simili adattamenti ecologici.

In un nuovo articolo pubblicato su Quaternary Science Reviews, è stata analizzata una nuova mandibola di Sus strozzii da Pantalla (Comune di Todi – Provincia di Perugia -Umbria), sito datato a circa 2 milioni di anni fa ben noto ai paleontologi grazie all’eccezionale stato di conservazione dei fossili. Lo studio, condotto dal Dr. Marco Cherin dell’Università di Perugia e da ricercatori delle Università di Torino, Sapienza di Roma, Glasgow e Bordeaux, ha portato alla descrizione dettagliata della mandibola, anche grazie all’uso di indagini tomografiche e ricostruzioni virtuali tridimensionali. La mandibola, lunga circa 35 cm, è appartenuta a un grosso maschio, tra i più grandi mai segnalati in Eurasia non solo per Sus strozzii, ma per tutte le altre specie del genere Sus.


Immagini risultati dall’analisi delle TAC della mandibola di Sus strozzii da Pantalla. (A) modello 3D del reperto; (B) modello 3D con applicazione di un filtro di densità; (C) immagini tomografiche che mostrano le radici dei denti incisivi, non conservati esternamente; (D) modello 3D con mandibola in semitrasparenza; (E) ricostruzione virtuale dell’intera mandibola, ottenuta clonando la parte conservata sul lato opposto. Scala metrica: 5 cm. Fonte: Quaternary Science Reviews.

A partire dallo studio della nuova mandibola, i ricercatori hanno puntato a obiettivi ben più ambiziosi: chiarire le relazioni filogenetiche tra Sus strozzii e il suo presunto antenato pliocenico, Sus arvernensis, e quelle tra queste forme arcaiche e alcune altre specie attuali e fossili di suidi europei, asiatici e africani. Mediante l’analisi di 52 caratteri morfologici del cranio e della dentatura, è stato così costruito il più completo albero filogenetico ad oggi disponibile per i Suinae (la sottofamiglia di cui fanno parte i suidi attuali). Lo studio ha confermato che la separazione tra le forme africane (che oggi comprendono ilochero, facocero e potamocero) e quelle eurasiatiche (il genere Sus) è avvenuta precocemente nel corso della storia evolutiva dei Suinae, forse più di 10 milioni di anni fa. Nell’ambito del gruppo eurasiatico, la specie più primitiva è risultata essere proprio il cinghiale, che si è presumibilmente originata in Asia e si è diffusa verso l’Europa solo in tempi relativamente recenti. Sia Sus arvernensis che Sus strozzii fanno invece parte di un gruppo più derivato di suini, caratterizzati da una particolare morfologia dei canini inferiori, oggi rappresentati dalle molteplici specie di “suini verrucosi” che oggi vivono nelle aree insulari e peninsulari del Sud-Est Asiatico. Radici asiatiche, dunque, per una specie, Sus strozzii, che ha occupato con successo gli ecosistemi europei per più di un milione di anni, lasciando abbondanti testimonianze fossili anche nel nostro paese.

Aiuta la Cultura

Carissimi Soci, Amici e Simpatizzanti,

per continuare la nostra bellissima avventura, iniziata nel 1978, e per migliorare le nostre strutture della Mostra Permanente, la

rivista Fossils 6 Minerals e del Parco del Monte Subasio, oltre che per abbellire il nostro piccolo museo, il grande sforzo gratuito e volontario di tante persone che amano la paleontologia, purtroppo non basta: abbiamo bisogno anche di risorse economiche.

Come ogni anno Vi invitiamo a contribuire alle attivita’ della nostra Associazione, devolvendo il 5 per mille delle vostre imposte al Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico.

Codice Fiscale del Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico

9

4

0

3

6

2

9

0

5

4

5

Monte Nerone – Viaggio nel tempo

Viaggio indietro nel tempo a 200 milioni di anni fa quando le nostre montagne non esistevano ed al loro posto vi erano mari tropicali.

Sarà un viaggio per scoprire le ultime novità sul Giurassico dell’Appennino Umbro Marchigiano assieme al dott. Angelo Cipriani, (Dipartimento di Scienze della Terra, “Sapienza” Università di Roma; A-Team (Apennine-Team); al Dott. Simone Fabbi, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria; A-Team (Apennine-Team); al Dott. Paolo Citton, CONICET, Instituto de Investigación en Paleobiología y Geología, Universidad Nacional de Río Negro (Argentina); A-Team (Apennine-Team) e al Dott. Marco Romano, Evolutionary Studies Institute (ESI), School of Geosciences, University of the Witwatersrand, Johannesburg (South Africa); A-Team (Apennine-Team).

Sabato 12 e domenica 13 Maggio 2018 ad Apecchio (PU) presso il Museo dei Fossili del Monte Nerone.

Interverrano il Dott. Angelo Cipriani ed il Dott. Simone Fabbi

“La geologia del Monte Nerone: 200 milioni di anni di evoluzione”

“Primi resti di squali durofagi dal Monte Nerone: considerazioni paleoecologiche e paleoambientali”

Vi aspettiamo numerosi

 

Primo Ritrovamento di Squalo del Giurassico Superiore del Monte Nerone

Sul Monte Nerone sono stati rinvenuti 2 campioni con 2 e 3 denti di squalo durofago in connessione nelle sequenze stratigrafiche del  Giurassico Superiore, piattaforma carbonatica pelagica del Monte Nerone (Apecchio – PU -Marche), nel dominio paleogeografico Umbria-Marche-Sabina (Appennino settentrionale, Italia centrale). Il materiale è stato identificato come Asteracanthus cfr. A. magnus, un taxon abbastanza noto e già segnalato per il Giurassico Medio e Superiore dell’Europa. I denti indicano chiaramente un comportamento di predazione con schiacciamento, suggerendo come preda  abituale invertebrati a guscio duro sia infaunali che epifaunali come grandi bivalvi, brachiopodi, gasteropodi e crostacei.

Il ritrovamento rappresenta, ad oggi, il primo dello squalo Hybodonte in Umbria- Marche-Sabina, gettando ulteriore luce sull’ecologia all’interno dell’ambiente pelagico del Giurassico Medio-superiore e sulla presenza di Asteracanthus nel tardo Giurassico della Tetide Occidentale.

 

Ulteriori informazioni leggendo il lavoro di

Citton P, Fabbi S, Cipriani A, Jansen M, Romano MHybodont dentition from the Upper Jurassic of Monte Nerone Pelagic Carbonate Platform (Umbria‐Marche Apennine, Italy) and its ecological implications. Geological Journal. 2018;1–13. https://doi.org/10.1002/gj.3174

 

Assemblea dei soci 2018

Venerdì 9 marzo 2018 alle ore 20:30 in prima convocazione ed alle ore 21:00 in seconda convocazione è indetta l’assemblea dei soci con il seguente ordine del Giorno:

  • Resoconto attività 2017
  • Approvazione del bilancio 2017
  • Rinnovo quota associativa per l’anno 2018
  • Programma e proposte 2018
  • Gita all’estero 2018
  • Varie ed eventuali

Chi non potrà essere presente durante l’Assemblea potrà versare la quota sul C.P. N°1010248522 intestato al GRUPPO UMBRO MINERALOGICO PALEONTOLOGICO. La quota associativa resta anche quest’anno di 20,00 euro

Primo ritrovamento riferibile allo squalo durofago del Toarciano dell’Umbria-Marche

Importante scoperta nel rosso ammonitico di Polino (Tr).
La ricerca, svolta da Marco Romano, Paolo Citton, Angelo Cipriani  & Simone Fabbi   presenta il primo ritrovamento riferibile allo squalo durofago nella Formazione Rosso Ammonitico del Toarciano (Giurassico inferiore). Sono stati recuperati Due denti  isolati che erano conservati all’interno della marna calcarea del Rosso ammonitico Toarciano (zona dei bifrons). Il dente meglio conservato è caratterizzato da una struttura generale che ben si accorda con la classica dentatura schiacciata tipica degli squali durofagi della sottofamiglia Acrodontinae. I caratteri morfologici analizzati nel lavoro consentono  di attribuire il materiale rinvenuto al genere  Asteracanthus sp.
Maggiori dettagli nel lavoro appena uscito sull’Italian Journal of Geosciences:
Romano M., Citton P., Cipriani A. & Fabbi S. (2018)- First report of hybodont shark from the Toarcian Rosso Ammonitico Formation of Umbria-Marche Apennine (Polino area, Terni, Central Italy). Italian Journal of Geosciences, doi: 10.3301/IJG.2018.01

Numero 4

Indice Numero 4

Nuovi dati biostratigrafici sul Domeriano nella cava di Sant’Anna e nella cava Grilli (Passo del Furlo- Appennino marchigiano)       di Regis Macieri

Conchiologia Fossile Emiliana Un Excursus Storico di Romano Guerra

Le sequenze sismiche Tosco-Emiliane del periodo 2012-2013 e considerazioni sulla tettonica attiva di  Paolo Balocchi – Tommaso Santagata – Marta Lazzaroni

Il Lazio Classico: le cave di Leucitite della provincia di Roma (Vallerano, Laghetto e OSA) di Rossano Carlini & Edgardo Signoretti

Intervista a DAVID COMFORT di Di Silvestro Gianpaolo