Archivi categoria: Paleontologia

Rettile Corazzato del Triassico scoperto in Svizzera

L’eusaurosfargide (Eusaurosphargis dalsassoi) è un rettile estinto di incerta classificazione. Visse nel Triassico medio (Anisico/Ladinico, circa 243-240 milioni di anni fa) e i suoi resti sono stati ritrovati in Italia e in Svizzera.

Eusaurosphargis dalsassoi venne descritto per la prima volta nel 2003, sulla base di un esemplare fossile incompleto e disarticolato ritrovato nel famoso giacimento di Besano (Anisico/Ladinico, 243-242 milioni di anni fa), nei pressi di Varese (Italia). Il nome Eusaurosphargis deriva da quello di Saurosphargis, un misterioso rettile estinto i cui resti fossili ritrovati in Polonia nella prima metà del secolo scorso furono poi distrutti durante la seconda guerra mondiale; l’epiteto specifico, dalsassoi, è in onore di Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, che per primo intuì l’importanza del reperto. Le presunte somiglianze tra i due esemplari non possono comunque essere definite con certezza. Secondo lo studio del 2003, il più stretto parente di Eusaurosphargis era forse l’altrettanto enigmatico Helveticosaurus, rinvenuto nel versante svizzero dello stesso giacimento.

Recentemente è stato rinvenuto un nuovo reperto associato a resti di pesci e rettili marini nei depositi calcarei della Formazione Prosanto, nelle vicinanze di Ducanfurgga, databili a circa 241 milioni di anni e situati ad un’altitudine di 2740 metri, a sud di Davos, nel Cantone dei Grigioni.

Il team di ricercatori anglo-svizzero, guidato da Torsten Scheyer, paleontologo dell’Università di Zurigo, e da James Neenan, paleobiologo del Museo di Storia naturale dell’Università di Oxford, presume che l’animale sia stato spazzato via da un’isola del bacino marino situato, all’epoca, sulla zona del ritrovamento e che, dopo la morte, sia stato inglobato nei sedimenti marini fini e stratificati del fondale.

La nuova scoperta è molto ben conservata e consente per la prima volta la ricostruzione dello scheletro e dell’aspetto esteriore dell’animale. Si è così scoperto qualcosa di sorprendente.

Esternamente, Eusaurosphargis dalsassoisomiglia molto alla famiglia di lucertole Cordylidae, un gruppo di piccoli  rettili muniti di squame dell’Ordine dei Lepidosauri, che attualmente abitano le regioni asciutte dell’Africa meridionale.

Alcune specie di queste lucertole più palesemente corazzate, a causa del loro aspetto, potrebbero aver fornito la base per le leggende sull’esistenza di mitici dragoni.

“In realtà, si tratta di un caso di sviluppo convergente, perché la specie estinta non è strettamente correlata alle lucertole africane”, spiega Scheyer.

In altre parole, lo studioso afferma che animali viventi in condizioni ambientali simili, ma senza parentela evolutiva, svilupperebbero, dal punto di vista funzionale, strutture simili.

Finora, il rettile era considerato di incerta classificazione.

Ora, un esame attento delle relazioni filogenetiche confermerebbe che i suoi parenti più prossimi potrebbero essere stati dei rettili marini quali i Sauropterigi, un grande gruppo di rettili acquatici che comprende Placodonti, Plesiosauri e Notosauri.

Tuttavia, lo scheletro di Eusaurosphargis non mostra una struttura corporea armonica, né arti che avrebbero potuto poi trasformarsi in pinne, nè alcuna pinna che possa indicare una vita marina.

Mercaticeras

Mercaticeras Buckman, 1913
Specie tipo: Ammonites mercati Hauer, 1856 
Diffusione temporale – Distribuzione stratigrafica: Biozona ad Hildoceras bifrons; ottimo fossile guida del Toarciano medio
Etimologia del nome: da Mercati (medico toscano vissuto nel ‘500, studioso di ammoniti) e ceras = corno, per cui corno di Mercati. 
Tassonomia: Hildoceratoidea, Hildoceratidae, Mercaticeratinae

Descrizione

Venturi & Ferri 2001 illustrano vari esemplari di Mercaticeras, non presente al di fuori della tetide  e le cui specie appenniniche più frequenti sono: M. umbilicatum Buckman, M. mercati Hauer, M. rursicostatum Merla, M. “thyrrenicum” Fucini, M. dilatum Meneghini.
Venturi et al 2010 pubblicano la linea filetica dei Mercaticeratinae.

Da Venturi (2017)

la ramificazione è la più completa fino ad ora ricostruita comprendendo 18 generi esistiti in un tempo di circa 4,5 milioni di anni. Le barre verticali che indicano la distribuzione cronologica sono colorate: in giallo gli Hildoceratinae, in azzurro i Mercaticeratinae, in verde i Phymatoceratidae (oppure meglio indicabili come Merlaitidae nov.). I disegni permettono di valutare con obbiettività le differenze morfologiche e i passaggi relativi alle sottofamiglie e alle famiglie; quello tra Hildoceratinae e Mercaticeratinae è marcato da una barretta rossa sottile, quello tra Mercaticeratinae e Merlaitidae è marcato da una barretta larga.I passaggi tra un genere e l’altro sono indidatri da rette sottili.

Morfologia: ha sezione subquadratica, talora più larga che alta, avvolgimento mediamente evoluto, con spira che cresce più rapidamente nei giri interni che nella camera di abitazione, ricoprendosi poco; costrizioni assenti, area ventrale carenata.
Ornamentazione con coste robuste, clavate, semplici, ad andamento falcoide.
Sutura semplice.

Distribuzione: presente nel membro nodulare-marnoso del Rosso Ammonitico (sensu Venturi 1975).

Bibliografia

  • Venturi F. (1975), Rapporti filetici e stratigrafici dei generi toarciani, Mercaticeras, Brodieia, Hildoceras, Phymatoceras, Chartronia dell’Appennino centrale. Rivista Italiana di Paleontologia e stratigrafia, v. 81, Milano.
  • Venturi Federico (1986) – Biostratigrafia ed evoluzione degli ammoniti Hildoceratidae (Hildoceratinae e Mercaticeratinae) dell’Appennino umbro-marchigiano. In: Atti I Convegno di Pergola, ottobre 1984, FOSSILI EVOLUZIONE AMBIENTE a cura di Giovanni Pallini, 89 – 92. Edit. Comitato Centenario Raffaele Piccinini. Stamperia Belli Pesaro.
  • Venturi & Ferri (2001) – Ammoniti Liassici dell’Appennino Centrale. Ed. Tibergrah – Città di Castello.
  • Venturi F., Rea G., Silvestrini G. e Bilotta M. (2010): Ammoniti, un viaggio geologico nelle montagne appenniniche, Libro; edit. Porzi, stampa tipolito Properzio di S. Maria degli Angeli, ISBN 88-95000-27-7.

 

Filatelia ed Ammoniti

Dalla Svizzera foglietto dedicato alla paleontologica con un Ammonite . Si caratterizza per la dentellatura contornata e per il rilievo a più livelli, così da rendere la foto ancora più realistica, oltre alla sagoma che riprende la forma dell’animale. Il francobollo è in distribuzione dal 5 marzo 2015 ed ha un valore di 2,00 franchi.

Erano organismi simili alle seppie che, apparsi per la prima volta circa 400 milioni di anni fa, hanno popolato tutti i mari per poi estinguersi contemporaneamente ai dinosauri, 335 milioni di anni dopo. Ricordando che si sono succedute circa 20mila specie diverse, ognuna delle quali ha prosperato per  diverso tempo. Le migliori per determinare l’età di uno specifico strato di roccia sono quelle vissute per un breve lasso di tempo.

L’ammonite raffigurata è un esemplare di Colombiceras, risalente al Cretaceo (Aptiano – 113-108 milioni di anni fa). È stata fotografata da Christian Kitzmüller e -nel blocco- presenta un rilievo a più livelli per dare al reperto sembianze realistiche.

Hildoceras

Hildoceras Hyatt, 1867
Specie tipo: Hildoceras bifrons Brughiere, 1789
Distribuzione stratigrafica:  genere tipico del Toarciano medio,  biozona ad H.bifrons 
Etimologia del nome: da Santa Hilda, badessa inglese, e ceras = corno
Tassonomia: Hildoceratoidea, Hildoceratidae, Hildoceratinae

Come evidenziato dai numerosi studi stratigrafici del Prof. Venturi, professore emerito dell’Università di Perugia, in Appennino la specie tipo non è molto comune Hildoceras bifrons, al suo posto è frequente la specie H. angustisiphonatum, caratterizzata da conchiglia appiattita, sezione della spira alta, coste fini e fitte e area ventrale stretta con solchi sifonali poco incisi (Venturi et al., 2010).
Per la definizione di Gabilly, 1976, gli Hildoceras sono caratterizzati da coste anguliradiate, per il brusco cambiamento direzionale tra il segmento interno e quello medio.                 Sempre in Venturi et al., 2010 presenta l’evoluzione di Mercaticeratinae e degli Hildoceratinae. Secondo Venturi  l’evoluzione è dovuta ad un adattamento morfo-funzionale che ha per tema principale la realizzazione di conchiglie idrodinamiche per aumento dell’avvolgimento, dell’appiattimento della spira e della proiezione ventrale delle coste.
Morfologia: ha sezione subrettangolare, più alta che larga, spesso compressa, avvolgimento da evoluto a mediamente evoluto, carena non molto rilevata e area ventrale tabulata, talora arrotondata, senza costrizioni. Ornamentazione spesso con semplici coste, ad arco di falce; il segmento ombelicale può presentare un solco o delle fossette.

Distribuzione: molto frequente negli strati nodulari del Rosso Ammonitico.

Bibliografia

  • Arkell W. J. (1957) – Treatise on Invertebrate Paleontology, part L, Mollusca 4, Cephalopoda Ammonoidea. Geol. Soc. America, pp. L80-L490, Kansas.
  • Gabilly J. (1976), Le Toarcien a Thouars et dans le centre-ouest de la France. Biostratigraphie – Evolution de la faune (Harpoceratinae, Hildoceratinae). Libro; edit. C N R S, Paris.
  • Howarth M. K. (1992), The Ammonite family Hildoceratidae in the Lower Iurassic of Britain; Monogrephy of the Palaeontographical Society. Part 1 (1991), part 2 (1992), London.
  • Venturi F. (1975), Rapporti filetici e stratigrafici dei generi toarciani, Mercaticeras, Brodieia, Hildoceras, Phymatoceras, Chartronia dell’Appennino centrale. Rivista Italiana di Paleontologia e stratigrafia, v. 81, Milano.
  • Venturi Federico (1986) – Biostratigrafia ed evoluzione degli ammoniti Hildoceratidae (Hildoceratinae e Mercaticeratinae) dell’Appennino umbro-marchigiano. In: Atti I Convegno di Pergola, ottobre 1984, FOSSILI EVOLUZIONE AMBIENTE a cura di Giovanni Pallini, 89 – 92. Edit. Comitato Centenario Raffaele Piccinini. Stamperia Belli Pesaro.
  • Venturi F., Rea G., Silvestrini G. e Bilotta M. (2010): Ammoniti, un viaggio geologico nelle montagne appenniniche, Libro; edit. Porzi, stampa tipolito Properzio di S. Maria degli Angeli, ISBN 88-95000-27-7.
Hildoceras bifrons Inghilterra

Scoperto il più antico Notosuco mai conosciuto. Giurassico medio (Bathoniano) del Madagascar

Razanandrongobe sakalavae Maganuco, Dal Sasso & Pasini, 2006 è un grande arcosauro predatore del Giurassico medio (Bathoniano – 167 -164 milioni di anni fa) del bacino di Mahajanga, NW Madagascar. È stato riconosciuto grazie ai denti ed alcuni frammenti di mascella, ma le sue affinità erano incerte. Nel lavoro sono descritti i nuovi resti craniali (soprattutto un quasi perfetto premascellare destro e una dentatura sinistra incompleta) che notevolmente migliorano la nostra conoscenza su questa specie enigmatica e rivelano la sua anatomia come crocodillomorfo.

    

Sulla base di nuovi dati descritti nel lavoro, sono già evidenti alcune caratteristiche precedentemente incerte. La sperimentazione della posizione filogenetica della specie all’interno di Crocodylomorpha indica che R. sakalavae è un Mesosuco. Rappresenta anche uno dei primi eventi di aumento della dimensione corporea lungo la storia evoluzionistica del gruppo. Inoltre, è di gran lunga il notosuco più antico. Anche qui è stata tentata una ricostruzione cranica di questo predatore gigantesco. Le robuste ossa delle mascelle di R. sakalavae, unitamente alla sua dentizione peculiare, suggeriscono fortemente una dieta che includeva tessuti duri come osso e tendine.

Ulteriori infomazioni si trovano leggendo il lavoro di  Cristiano Dal Sasso,  Giovanni PasiniGuillaume Fleury & Simone Maganuco

Referenza Bibliografica

Dal Sasso C, Pasini G, Fleury G, Maganuco S. (2017Razanandrongobe sakalavae,a gigantic mesoeucrocodylian from the Middle Jurassic of Madagascar, is the oldest known notosuchianPeerJ 5:e3481 https://doi.org/10.7717/peerj.3481

Fossils & Minerals Review N°2 English Version

 

World catalog of fossil Cantharidae

Fabrizio FANTI   fantifff@libero.it

Special Issue N° 2  25/05/2017

Cantharidae

A catalogue and bibliography of the world fossil Cantharidae are given. Rhagonycha germari (Heer, 1847) n. comb., Rhagonycha tertiaria (Heer, 1847) n. comb. and Rhagonycha hesperus (Wickham, 1914) n. comb. are transferred from Telephorus Schaeffer, 1766 = Cantharis Linnaeus, 1758 to Rhagonycha Eschscholtz, 1830. Atalantycha humata (Wickham, 1913) n. comb. is transferred from Telephorus Schaeffer, 1766 = Cantharis Linnaeus, 1758 to Atalantycha Kazantsev, 2005. Lycocerus guttula (J. Zhang, 1989) n. comb. is transferred from Cantharis Linnaeus, 1758 to Lycocerus Gorham, 1889. Curticantharis J. Zhang, 1989 = Themus Motschulsky, 1858 n. syn. Themus capacis (J. Zhang, 1989) n. comb., Themus thermophilus (J. Zhang, 1989) n. comb., Themus trapezialis (J. Zhang, Sun & X. Zhang, 1994) n. comb. and Themus sp. (J. Zhang, 1989) n. comb. are transferred from Curticantharis J. Zhang, 1989 to Themus Motschulsky, 1858. Telephorus tertiarius oeningensis Heer, 1847 n. syn. and Telephorus tertiarius radobojanus Heer, 1847 n. syn. are synonymized with Rhagonycha tertiaria (Heer, 1847). Lectotype and paralectotype of Rhagonycha tertiaria (Heer, 1847) are designated. Malthacus deceptus (W. J. Brown, 1940) n. comb. is the correct combination of Podabrus deceptus Brown = Dichelotarsus deceptus. A preliminary list of subfossil Cantharidae is also provided. Furthermore the Coleoptera Lampyridae Lamprohiza fossilis (Beier, 1952) n. comb. is transferred from Phausis LeConte, 1851 to Lamprohiza Motschulsky, 1853.

Key words: Catalog, worldwide, Coleoptera Cantharidae, paleontology

Didier4

Ammoniti : Anatomia e Caratteristiche          

Le parti anatomiche degli Ammoniti sono:  la Protoconca, il FragmoconoCamera d’Abitazione Peristoma.

Disegno prof. Federico Venturi

Importanti segni distintivi oltre che parti anatomiche sono la Sezione e l’Area Ventrale in cui si distinguono la Carena e i  Solchi Sifonali.

La conchiglia degli Ammoniti ha forma planospiralata (una spirale avvolta), sebbene alcune specie, dette eteromorfe, presentano un avvolgimento più complesso.

La differenza tra queste forme è conseguente al diverso habitat e alle diverse attitudini natatorie.

Veduta Laterale:

1)  il Fragmocono, la parte interna del guscio, è  concamerata, ossia formata da diversi setti all’interno dei quali, tramite i solchi sifonali, l’animale poteva immettere liquido o aria variando il proprio peso per controllare il movimento verticale e l’equilibrio.

 

2) la Protoconca è la parte più interna del fragmocono e corrisponde con il centro dell’ammonite.

 

3) la Camera d’ Abitazione è la parte cava del guscio ed era lo spazio occupato dal corpo del mollusco. Quando conservata, è ben riconoscibile perché è priva delle linee di sutura.

 

4) il Peristoma, è la parte anatomica che si conserva più difficilmente, la sua funzione probabilmente era quella di proteggere gli occhi ed il capo del mollusco.

 

Veduta Frontale:

1) la Sezione è la forma del bordo esterno. Immaginando di tagliare l’ammonite perpendicolarmente al piano di avvolgimento si ottengono diverse morfologie di sezione, distinte in: quadrata, rettangolare alta; rettangolare larga, trapezoidale; triangolare, ovale alta, ovale larga, ogivale, rotonda e cadicona.

 

2) l’Area Ventrale è la larghezza della sezione; la forma della sezione differisce di molto tra le varie specie ed è quindi un elemento fondamentale per la identificazione della specie. Nell’ Area Ventrale distinguono la Carena e i Solchi Sifonali. Questi caratteri sono importanti per comprendere le condizioni di vita di questi molluschi, le loro capacità natatorie e di movimento.

Ammoniti

Gli Ammoniti (Phylum: Mollusca – Classe: Cephalopoda – Sottoclasse: Ammonoidea) sono molluschi cefalopodi comparsi nel Devoniano (ca. 400 milioni di anni fa) e si sono estinti intorno al limite Cretaceo Superiore-Paleocene (ca. 65 milioni di anni fa). Erano animali di origine marina con la conchiglia  formata da aragonite (carbonato di calcio), mentre la parte organica era sostanzialmente composta da conchiolina.

 

Classificati come cefalopodi, gli Ammoniti, erano molluschi marini vissuti in tutto il mondo ed avevano molte analogie con gli attuali calamari e seppie.

Questi animali ebbero longevità e grandissima diffusione in un arco di tempo lunghissimo, dall’Era Paleozoica all’ Era Mesozoica.

 

In generale gli Ammoniti non sono rari e sono straordinariamente diffusi ed abbondanti, tanto da assumere un ampio valore scientifico ed essere considerati il simbolo stesso della Paleontologia.

Per la loro diffusione cosmopolita nei sedimenti marini e la loro rapida evoluzione, con variazioni nette nella morfologia e nell’ornamentazione della conchiglia, gli Ammoniti sono degli ottimi fossili guida e sono utilizzati come riferimento in biostratigrafia, per la datazione relativa delle rocce sedimentarie, dal Paleozoico Superiore alla fine del Mesozoico.

L’esame accurato dei fossili non ha ancora del tutto confermato  le ipotesi fatte sulla morfologia e sull’ ecologia di questi cefalopodi. Nella maggior parte dei casi il ritrovamento dei resti di Ammoniti consiste in modelli interni e modelli esterni, talvolta con guscio mineralizzato.

Modello interno di Hildoceras del Toarciano (circa 180 milioni di anni fa), tipico dell’Appennino Umbro – Marchigiano

Nuovo Eccezionale giacimento Fossilifero scoperto in Canada

I Fossil Lagerstätten sono sedimenti che contengono fossili con un eccezionale conservazione ed offrono la possibilità di fare importanti intuizioni nella storia evolutiva.

Ad oggi, solo tre Konservat-Lagerstätten sono noti dalle rocce marine Giurassico (Osteno, Posidonia Shale, e Strawberry Bank), tutti situati in Europa. Nel lavoro di  Martindale et al., uscito il 9 gennaio scorso sul primo numero di Geology del 2017 ed edito dalla GSA segnala una nuova associazione di fossili eccezionalmente conservati in Alberta, Canada, il primo record marino di Konservat Lagerstätte del Giurassico del Nord America. L’associazione di Ya Ha Tinda comprende vertebrati articolati (pesci, Ittiosauri), crinoidi, crostacei, brachiopodi, abbondanti i molluschi (coleoidi  con tessuti molli, ammoniti, gasteropodi, bivalvi), legno e microfossili.

Biostratigrafia e Chiemiostratigrafia  mostrano che la deposizione del Fossil Lagerstätten si è verificato durante il tardo Pliensbachiano fino all’ inizio del Toarciano, comprendendo l’oscillazione dell’isotopo di carbonio associata all’Evento  Anossico Oceanico del Toarciano (TOAE). Pertanto, il biota della Panthalassa di Ya Ha Tinda è coevo con i Lagerstätten dalla Tetide del Toarciano (Posidonia Shale e Strawberry Bank).

Questi depositi consentono confronti tra i nuovi dati nella diversità, ecologia e biogeografia delle comunità marine del Giurassico in un periodo di cambiamenti biologici e ambientali molto importanti (ad esempio, anossia sui fondali, riscaldamento climatico, ed estinzioni). Questi dati mettono in evidenza la possibilità che gli eventi anossici del Mesozoico sono serie stratigrafiche con eccezionale conservazione delle forme di vita fossili.